COMMISSIONE TUTELE

ORDINE ASSISTENTI SOCIALI - CONSIGLIO NAZIONALE

Il Consiglio Nazionale  ritiene importante aprire un tavolo di confronto con tutte le Rappresentanze Sindacali Nazionali al fine di promuovere  la professione dell’assistente sociale nel mercato del lavoro e in considerazione della fase di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e delle relative piattaforme rivendicative tutt’ora in corso di predisposizione.

 

La figura dell’assistente sociale è incardinata in diversi comparti lavorativi: sanità, enti locali, ministeri, terzo settore. Opera inoltre come libera professione

 

Nel rapporto di lavoro dipendente l’assistente sociale è contrattualmente inquadrato  come accesso all’inizio della carriera direttiva nelle posizioni funzionali ex settima qualifica con sviluppo di carriera,  posizione di omogeneità  iniziale che è stata raggiunta dopo la sottoscrizione del contratto sanità nella precedente tornata contrattuale. 

 

Le declaratorie contrattuali di riferimento prevedono infatti - con gli attuali requisiti - autonomia, responsabilità e compiti di coordinamento e direzione, con particolari incarichi cui viene ufficialmente riconosciuta l’alta professionalità e responsabilità, anche sotto il profilo di remunerazioni economiche ad hoc.

 

Le declaratorie evidenziano inoltre possibilità di sviluppo di carriera che però non raggiungono l’area della dirigenza, salvo nell’ambito del Ministero della Giustizia, che ha una consolidata strutturazione anche apicale, ed  alcune eccezioni riferibili a realtà regionali e locali attente e illuminate nel campo delle politiche sociali .

 

Uno sguardo ricognitivo sul ruolo e sulle competenze del servizio sociale professionale consente di individuare in maniera specifica le seguenti funzioni:

 

·        funzione di analisi e di intervento sulla domanda e sul contesto di singoli e comunità;

·        funzione di ricerca e documentazione;

·        funzione organizzativa, programmatoria, di progettazione, di monitoraggio e di valutazione di qualità;

·        funzione di amministrazione e gestione delle risorse;

·        funzione formativa e didattica;

·        funzione di comunicazione e di promozione della comunità.

 

Si pone quindi la necessità di una ridefinizione degli attuali modelli organizzativi e classificatori  per consentire di ottimizzare e valorizzare la professione  sul piano tecnico ed economico andando ad  eliminare gli elementi di rigidità che fino ad ora ne hanno bloccato lo sviluppo, prevedendo percorsi di carriera coerenti con l’evoluzione normativa della professione per l’accesso alla dirigenza.

 

L’istituzione di un’”area specifica” di Servizio Sociale Professionale, all’interno dei diversi comparti e settori, garantirebbe la visibilità della peculiarità professionale nei vari assetti organizzativi, di fatto presenti nei servizi, consentendone l’effettivo riconoscimento.

 

Tale precisazione assume carattere fondativo laddove dalla prospettiva della riforma dello  stato  sociale si passa allo sviluppo del sistema integrato di interventi e servizi .

 

Pur tenendo fermo il principio della flessibilità organizzativa e le competenze locali e regionali rispetto alla definizione di assetti gestionali, organizzativi e tecnico professionali, si ritiene debbano essere indicati livelli organizzativi, che consentano una precisa individuazione del sistema dei servizi sociali a garanzia dei diritti dei cittadini e delle possibilità di sviluppo dei servizi stessi.

 

E’ chiaro che il nuovo status della professione e il nuovo assetto formativo con i relativi profili – caratterizzati dalla laurea classe 6 e dalla laurea specialistica classe 57/s - non può che ratificare e conferire ulteriori contenuti a compiti e competenze che, avvantaggiandosi dell’esperienza accumulata, siano garanzia di professionalità e competenza per la realizzazione degli obiettivi del nuovo  welfare.

 

La collocazione del servizio sociale ai livelli direttivi e dirigenziali delle strutture e dei servizi sociali appare di particolare rilevanza e si connette alla realizzazione degli obiettivi fondamentali della riforma del welfare.

 

Il ritardo del Governo rispetto ai decreto attuativi della Legge 328/2000 e in particolare dell’art. 12 “Figure professionali sociali” rischia di tradursi in elemento di maggior debolezza del “sociale” e pertanto assume particolare rilievo l’impegno delle OO.SS. a sostenere il settore.

 

Per quanto concerne gli enti locali, a loro volta investiti da profondi cambiamenti legislativi, si ritiene che particolare attenzione debba essere riservata all’area del servizio sociale nelle diverse collocazioni in base ai livelli territoriali ed alla tipologia dei servizi.

 

A tal proposito si sottolinea che il segretariato sociale evidenzia una titolarità di servizio complesso la cui direzione deve essere assegnata al servizio sociale professionale, anche per le evidenti connessioni con la presa in carico delle situazioni compromesse o di rischio.

 

E’  indispensabile  indicare con chiarezza, il modello organizzativo del sistema integrato degli interventi e dei servizi, differenziando il grado di complessità nei grandi, nei piccoli, nei medi Comuni, articolandone livelli e funzioni, anche su scala  sovracomunale.

 

Un ulteriore ambito di sviluppo professionale è individuabile nell’area del coordinamento sociale a livello distrettuale  (in alcune regioni si fa riferimento al promotore sociale), quale  punto di riferimento del sistema a garanzia della necessaria integrazione, in particolare con il sistema sanitario (distretto, dipartimento, azienda) ma anche con i settori dell’educazione, del lavoro, della formazione, del terzo settore, della giustizia.

 

In questo quadro andrebbe quindi ri-definito l’ufficio di servizio sociale territoriale come ufficio di cittadinanza e punto unico di accesso ai servizi alla persona per svolgere:

 

-                                                           lavoro relazionale con le persone (rapporto di aiuto psico-sociale);

-                                                           lavoro progettuale organizzativo amministrativo gestionale dei servizi sociali alla persona;

-                                                           lavoro di promozione della persona e della comunità.

 

L’ipotesi di una articolazione di funzioni ed uffici a livello regionale, provinciale, distrettuale, comunale e sovracomunale permetterebbe nell’ambito della normativa regionale di disegnare concretamene prototipi di modelli organizzativi e funzionali rispondenti alle potenzialità della professione, sia sul versante della ottimizzazione delle risorse umane in servizio, che per la creazione di nuove opportunità di lavoro.

 

Si potrebbe prevedere, ai livelli regionale, provinciale, comunale e intercomunale l’istituzione di un ufficio di direzione e coordinamento dei servizi sociali e delle aree previste dal Piano Sociale.

 

A livello municipale la definizione del servizio sociale territoriale come unità operativa complessa di ufficio di cittadinanza, articolato su scala circoscrizionale/distrettuale, quale livello territoriale più vicino al cittadino, punto di accesso unico ai servizi alla persona da cui si attivano percorsi/progetti/ interventi personalizzati, integrati, di rete ai diversi livelli di prestazioni.

 

L'ipotesi rappresentata per gli enti locali potrebbe essere spendibile anche nei vari comparti, laddove eventualmente vada armonizzata con modelli organizzativi già configurati e prevedendo comunque una rivisitazione delle dotazioni organiche nei servizi, l’istituzione di posti ex-novo per la dirigenza di servizio sociale, con eventuale trasformazione di unità dirigenziali preesistenti e non ricoperte a cui siano applicate le norme previste per la disciplina del rapporto di lavoro per la dirigenza. 

 

In particolare si rimarca che le attuali disposizioni per la dirigenza pubblica e privata richiedono il possesso del requisito della laurea (oppure la permanenza di 5 anni in un posto per il cui accesso è richiesta la laurea), requisito di cui la maggior parte degli assistenti sociali è oggi in possesso, anche in seguito alla evoluzione e all’arricchimento del percorso formativo.

 

L’aspettativa degli assistenti sociali alla dirigenza nei diversi settori, dipartimenti, servizi dell’area dei servizi alla persona laddove questi sono già presenti, è ampiamente giustificata dall’attuale status della professione e dalla specificità delle funzioni svolte: si evidenzia che la specificità del servizio sociale va presidiata e tutelata a tutti i livelli organizzativi.

 

Proprio perché le caratteristiche di apicalità non possono essere fungibili e surrogabili ma dovrebbero essere il risultato di un percorso formativo e lavorativo proveniente dalla stessa Area e dalla stessa professione.

 

È noto a questo Consiglio Nazionale che sono presenti ai tavoli di contrattazione ipotesi quali quella dell’area della vice dirigenza, dei quadri, dell’alta professionalità, dove possono trovare una collocazione più adeguata e rispondente al ruolo e alle funzioni che già ricoprono nei diversi comparti e settori alcune professioni, tra le quali quella di assistente sociale.